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Camorra, il boss Zagaria: “Depresso, il 41 bis è troppo duro”

Con il magistrato Catello Maresca, la nostra Iena Giulio Golia aveva ripercorso la storia del suo clan, quello dei Casalesi, fino ad arrivare al bunker ipertecnologico in cui era stato arrestato

Il boss del clan camorrista dei Casalesi, Michele Zagaria, sarebbe depresso per colpa del regime 41 bis, troppo duro per lui. Lo sostengono i suoi legali, che hanno anche inviato ai giudici una relazione medica sul suo “forte stato depressivo”.

Il 41 bis è un regime di carcerazione particolarmente restrittivo, previsto proprio per i capi delle organizzazioni mafiose e introdotto dopo la strage di Capaci nel 1992. Secondo il suo avvocato Angelo Raucci, per Zagaria sarebbe "davvero troppo duro”.

Il boss avrebbe rinunciato a difendersi in alcuni processi per protesta, revocando per esempio il mandato ai suoi avvocati in quello per le ingerenze dei Casalesi nel Polo calzaturiero di Carinaro, per il quale rischia 12 anni.

Zagaria lamenta "la mancanza di un compagno per l'ora di socialità” (“il carcere non ne riesce a trovarne uno che vada bene”) e anche “il cambio del medico psichiatra che seguiva Zagaria per il suo stato depressivo; il nuovo non gli prescrive più medicinali e per lui la situazione si fa sempre più complicata". Nella cella del boss, che avrebbe manifestato tendenze suicide, è stata rafforzata la videosorveglianza.

Michele Zagaria, 59 anni, soprannominato “Capastorta”, era considerato “il re del cemento” all’interno del clan. Nell’aprile 2016 la nostra Iena Giulio Golia ha incontrato l’uomo che ha coordinato la sua cattura, il magistrato Catello Maresca. Con lui, siamo andati nei luoghi che hanno fatto la storia dei Casalesi. Fino a una delle vie di Casapesenna, nel punto in cui si trovava il bunker in cui l’ex boss è stato preso dopo 16 anni di latitanza, il 7 dicembre 2011.

Guarda qui sotto il servizio di Giulio Golia

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